Confusione, incertezza, rabbia e paura. Reazioni e impressioni che dilagano dentro e fuori Fiumicino. Negli aeroporti tra il personale di terra e quello di volo dell’Alitalia. Un malessere che accompagna ormai da giorni la trattativa tra governo e sindacati sul futuro della ex compagnia di bandiera. E che anche giovedì ha segnato la fase più delicata del tavolo. Fino al timore che la situazione sia irrisolvibile. E che non ci sia alternativa al fallimento.È «rabbia» la parola più pronunciata tra chi è seduto dietro i banchi check-in. «A questo punto – dice una hostess di terra da 19 anni in Alitalia – preferisco che la trattativa fallisca, così mi mettono in mobilità e, anziché prendere 1.100 euro al mese così come mi è stato prospettato, mi daranno l’80 per cento degli attuali 1.550 euro. Una cifra, che seppur non faraonica, mi permetterà di pagare il mutuo della casa». Tra i dipendenti c’è poi chi rimpiange il mancato accordo di alcuni mesi fa con l’Air France. «Ancora non capisco perchè l’intesa con i francesi sia fallita – dice una hostess di terra – L’accordo con i transalpini ci avrebbe permesso di mettere in tasca 1.400 euro al mese. Ora quella cifra è solo un miraggio».«Ho 41 anni, un contratto part-time che mi fa prendere 980 euro al mese. Stando a quello che ho capito – aggiunge un altro addetto ai banchi di accettazione Alitalia -, la prospettiva è quella di andare a guadagnare 630 al mese, di lavorare sei giorni su sette, un giorno in più, quindi, rispetto alla turnazione attuale.
Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=78944